Benvenuto pargoletto!
Ci hai messo in ansia. Anzi, un monellino di virus, innocuo per gli adulti ma insidioso per i nascituri, ci ha messo in apprensione nei primi mesi dopo il concepimento quando ha provato ad insultare e offendere le tue ambizioni di crescita. Ma gli dimostrasti subito, un combattimento dopo l’altro, che eri tu il più forte.
Noi nonni, con tuo padre Antonio, lo vedevamo e capivamo dal monitor ( ricordati da grande che monitor, prima ancora che inglese, è una parola latina che vuol dire avvisatore, suggeritore) e il monitor, connesso alla ecografia, ci suggeriva infatti le prime immagini di te quand’eri appena quattro centimetri di vita dolcissima e raggomitolata a difendere il tuo diritto a veder la luce, le stelle e tutto il creato.
E ti abbiamo poi visto palpitare, giocare e persino nasconderti il viso dietro i piedini nelle tue acrobazie girovaghe e da impareggiabile contorsionista nel ventre di tua madre Giovanna.
Imparerai col tempo ad avere per lei eterna gratitudine, e persino devozione, non tanto per quel che ha già fatto per Te, e non è poco, avendo Lei respirato con e per quattro polmoni e cullato due cuori, ma per quello che ancora dovrà fare, e farà senza mai stancarsi e risparmiarsi, per farti crescere sano, educato e istruito.
Sei venuto, dalle nostre intime costole, a rinverdire coi tuoi occhi d’angelo, più luminosi del giorno, e le braccine ora cosparse di polvere di talco, il giardino di gemme e di fiori e di ogni bene, il nido dorato familiare voluto da tuo padre Antonio e da tua mamma Giovanna, che si arricchisce ora dei tuoi palpiti e dei tuoi timidi e poi sempre più decisi passi che ti preparano a percorrere i sentieri della vita.
Ti abbiamo immaginato a lungo, prima ancora di vederti la prima volta nel monitor dell’ecografia, perché nei nostri sogni di nonni eri – e teneramente sei – già mito e leggenda.
E io sento fin d’ora che tu, piccolo pargolo, sei per me, che sono il più irrequieto dei nonni, e per la nonna Anna e i nonni Francesco e Luisa, la misura e la sostanza di ogni cosa.
E poi non ti dico del felicissimo stupore che si coglie negli occhi lucidi e commossi dello zio Michelangelo e della gioia dello zio Andrea che non sta nella pelle.
Benvenuto, piccolo Andrea!
