Cauteruccio, il regista visionario e innovativo

Con la morte di Giancarlo Cauteruccio si perde una delle menti più vivaci e visionarie della cultura in Calabria. Ci sono reazioni da ogni parte della Calabria e dal Paese. Tutte ci commuovono. E ci inorgogliscono particolarmente.

Non tutti sanno infatti che Giancarlo Cauteruccio, conosciuto ovunque in Calabria e apprezzato regista in Italia e nel mondo per le sue visionarie e innovative produzioni teatrali, ha respirato sin dalla sua infanzia aria di casa a Malvito, dove il padre Franchino, nativo di Marano Marchesato e agente del dazio a Malvito, sposò negli anni Cinquanta la malvitana Ida Bisignani.

E’ un rapporto forte, e dal “tratto inalterabile” come lo stesso Giancarlo lo definì in più occasioni, che è andato avanti sin dalla tenera età, l’infanzia e l’adolescenza coi suoi frequenti ritorni a Malvito dal nonno e dai parenti, e in seguito, da prestigioso intellettuale che ha saputo cogliere, tra la fine degli anni Ottanta e i primissimi del Novanta del Novecento, la grande novità della stagione festivaliera di MalvitoArte, voluta dalla “mia” Amministrazione, per arricchirla facendo compiere al Festival un notevole salto di qualità  col suo Teatro Extrascenico, tanto da meritarsi l’attenzione e l’interesse delle maggiori testate nazionali per la straordinaria visione e innovazione del progetto culturale.

Come, allo stesso modo, quel Festival poté beneficiare del patrocinio e dei finanziamenti di prima fascia in Calabria dalla Regione o altrettanti e consistenti risorse dal Ministero del Turismo, insieme a importanti patrocini e contributi anche del Ministero dei Beni Culturali e delle Istituzioni Europee.

Insomma, un Festival, voluto dal Comune di Malvito e dal Commune de Rognes (Francia), ma fortemente sostenuto da un alto e qualificato partenariato che dal basso delle organizzazioni territoriali e delle istituzioni locali raggiungeva e si poneva in uno spazio culturale di valore nazionale ed europeo.

Al raggiungimento di questo traguardo, peraltro sancito con un riconoscimento al VI Congresso dei Comuni Europei di Losanna nel 1992, Giancarlo diede un contributo di primo piano e di altissimo valore. Per la prima volta una platea di 2500 sindaci circa, provenienti da tutta Europa, udirono parole di arte e teatro, di innovazione e sviluppo, di laboratorio e visione provenire dall’esperienza culturale di un Comune – Malvito – che faceva parlare di una Calabria nuova e protesa verso l’Europa. E non per cronache di sangue di cui troppo spesso le colonne dei giornali erano piene.

La collaborazione culturale ebbe luogo a seguito di un importante incontro, tenutosi durante l’edizione del Festival del 1990,  quando artisti, registi, poeti, galleristi e intellettuali si ritrovarono al castello medievale a confrontarsi su “Problemi e prospettive dell’arte contemporanea in Calabria”. Un passaggio condotto dal compianto Lucio Barbera, raffinato e apprezzato critico d’arte e professore universitario a Messina, che fu tra i primi a segnalare tra le pagine culturali della Gazzetta del Sud il valore dell’attività festivaliera di Malvito.

Si verificarono importanti convergenze e contaminazioni: di Gianfranco Labrosciano, il cui ricordo è ancora assai vivo, e Andrea La Porta dell’ Accademia delle Belle Arti di Catanzaro che portarono al consolidamento della Sezione delle Arti Figurative; di Giancarlo Cauteruccio che diede vita alla Sezione Extrascenico di teatro di ricerca nel paesaggio; e di Luigi De Francesco, il cui progetto “In Cymbalis Bene Sonantibus” univa la musica antica, medievale e rinascimentale con la musica colta nella rassegna di concerti al Castello.

Dire che, al riguardo, scrissero il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa e Il Mattino, oltre ai giornali regionali, serve ora solo a ricordare la grandiosità di quel Festival che ebbe in Giancarlo Cauteruccio un grandissimo protagonista. Ed io che di quella primavera culturale sono stato sindaco di Malvito  non posso che ricordare e ringraziare ancora Giancarlo per averci fatto dono delle sue produzioni e per aver portato a Malvito, quale direttore artistico di Extrascenico, anche quelle di registi, come lui, fortemente impegnati in un teatro di ricerca e di innovazione.

Memorabili restano i suoi studi sul mito, la sua originale “Medea” nel 1992, o altri lavori voluti in cartellone da Cauteruccio e portati in scena a Malvito come la “Pentesilea”  con la regia di Giulio Cesare Perrone o il riuscito “Aiace” del Centro Rat, che l’anno prima aveva presentato “Giangurgolo”.  Mentre nel 1991 inseriva in cartellone e portava al grande pubblico del Festival di Malvito “Piazza” da Carlo Goldoni per la regia di Stefano Laguni e Barbara Nativi  e ancora gli “Studi sul Mito” per la regia di Francesco Gigliotti.

L’elenco è lungo a cominciare dai suoi primi “giochi di luci” col laser sulle colline di Malvito e dal suo spettacolo “Alterazione” nella splendida cornice del castello. Ora, però, preferisco non tediarvi perché siamo ancora tutti immersi nella preghiera e nel cordoglio per la sua morte.

Ci sarà tempo, spero, per una seria riflessione su quegli anni straordinari della nostra vita per ricordare Giancarlo Cauteruccio, Gianfranco Labrosciano, Toni Ferro, Costantino Di Ciancio, Pino Pingitore, Lucio Barbera e tutti gli altri che ci hanno lasciato. E dobbiamo farlo non solo per ricordare, ma per trovare la forza per ripartire da quei sentimenti, da quelle idee e anche dal nome di Giancarlo per far rinascere Malvito.

Potrei scrivere del rapporto di Giancarlo con Malvito, credo però che non lo farei meglio di quel che lo stesso Cauteruccio scrisse di sé e Malvito nel saggio introduttivo a Extrascenico nel catalogo di MalvitoArte Festival Calabria Provenza, edito dal Comune di Malvito nell’anno 1991:

” Malvito ovvero giochi ininterrotti nei vicoli stretti di estati che emanavano una sottile brezza, fughe proibite al rudere del castello abitato da innumerevoli gazze ladre, i primi amori segreti e quel balcone che dominava una allora incalcolabile e misteriosa vallata; la voce calda e dolce di mia nonna sempre apprensiva e piena d’amore e le corse gioiose allo spaccio dei tabacchi per comprare le Alfa al nonno sempre puntuale quando la sera, rientrando dal suo quotidiano giro in campagna, mi donava qualcosa di speciale.

E quell’uomo bianco che senza tregua macinava il grano, e quel rumore di ferro battuto illuminato da una fucina sempre ardente e il dialetto inframezzato da qualche parola straniera e le lunghissime attese notturne per l’arrivo di qualche parente dall’America e quegli straordinari giorni di festa , ma anche quegli interminabili momenti di dolore e quella memoria antica raccontata da mia madre…

Insomma Malvito, un segno inalterabile della mia esistenza.”

Grazie di tutto, Giancarlo! Mentre mi stringo in un fortissimo abbraccio con Maria Rosaria, Ornella e Fulvio Cauteruccio.