Pietro Midaglia aveva un animo grande

Se n’è andato Pietro Midaglia, una delle migliori persone che io abbia mai conosciuto.

Tanti sono stati con lui i momenti di appassionato confronto sia nella vita politica (per il suo ruolo di dirigente del PCI e poi di segretario di federazione del PDS) sia per la carica di sindaco di Sangineto che ricoprì a cavallo degli anni Ottanta e Novanta del Novecento.

Tra i tanti momenti belli ne voglio però ricordare quella volta a Torino nella seconda metà del mese di ottobre del 1988 quando partecipammo tutti e due (lui da sindaco di Sangineto e io di Malvito) ai lavori della Assemblea annuale dei sindaci che avrebbe trattato in lungo e in largo i temi della Riforma delle autonomie locali, poi portata a casa nel 1990 col nuovo Testo unico delle leggi sugli enti locali.

A introdurre i lavori fu Riccardo Triglia, presidente dell’Anci nonché sindaco di un comune di poche anime in Piemonte. La sua relazione introduttiva, ch’era il frutto certamente di un modo unitario di agire in quell’epoca nelle Istituzioni, benché fortemente ancorata alla sua visione e vocazione democristiana – che trovavamo in qualche tratto urticante – non ci entusiasmò particolarmente.

Tuttavia, il dibattito e il confronto che ne seguirono furono una base utile per il legislatore e, poi, quella stessa impostazione di idee e concetti fu tenuta in seria considerazione da parte degli stessi Consigli comunali che nelle fasi di adozione e approvazione dei relativi Statuti diedero – il più delle volte – ampia prova di partecipazione e di approfondimento dei temi, oltre che una naturale e nuova visione del futuro che aspettava di fare ingresso nella vita delle comunità locali.

Pietro – lo ricordo bene – considerò assai favorevolmente il lavoro svolto al riguardo a Malvito sia per le tante tornate consiliari dedicate al dibattito sullo Statuto sia per le ben sei assemblee popolari tenute anche nelle contrade sul nuovo modo di intendere e di gestire le autonomie comunali.

Ma, per tornare all’Assemblea dei sindaci di Torino del 1988, ricordo che tra le varie iniziative cui partecipammo fino a notte fonda ci fu in uno spazio del Lingotto – lo storico stabilimento della Fiat – la presentazione “Per una cultura di governo della città”, il bel libro di Diego Novelli, già sindaco di Torino i cui cittadini continuavano a considerarlo un intoccabile e straordinario mito. Mentre a parlare del suo libro era venuto Leoluca Orlando, sindaco democristiano di Palermo dal tratto innovatore e rivoluzionario nella Sicilia di quegli anni.

Ascoltare entrambi fu entusiasmante. Fu davvero assai piacevole. Si andò avanti fin oltre la mezzanotte, cosicché, spente le luci del Lingotto, io e Pietro ci ritrovammo sull’adiacente vialone che portava verso il centro della città, ma senza più autobus in servizio: l’ultimo aveva fatto la sua corsa mezz’ora prima.

Diego Novelli passò davanti il cancello del Lingotto col suo inconfondibile maggiolone bianco e ci offrì un passaggio: io presi posto sul sedile dietro facendomi largo tra una selva di giornali e di libri, mentre Pietro prese posto di fianco all’ex sindaco di Torino, che era alla guida, e che a quella tarda ora si rivelò per noi non solo un mito, ma anche un uomo generosissimo e prezioso.

Pietro, com’era suo stile, si mise a parlare e a chiedere. Mentre l’ex sindaco di Torino non si risparmiava. Pietro incalzava e Novelli via via rispondeva alle curiosità che venivano più da Pietro che da me.

Per non perderci il dibattito sui temi della Riforma e poi per partecipare alla presentazione del libro, io e Pietro non avevamo cenato.

Diego Novelli intuì che avremmo dovuto cercare un locale aperto e, giunti in centro città, entrammo tutti e tre in uno di questi, ancora aperti, per un pasto frugale.

Novelli continuò a parlare e parlò anche di Berlinguer  e della vita del partito ai tempi del centralismo democratico e di cose – che evidentemente potevano essere narrate – perché in parte conosciute e in parte no, ma “innocue”. Non strettamente riservate.

E quei racconti – tra aneddoti e storie note ma rivissute con la testimonianza diretta di un eccellente protagonista – li immagazzinammo nel nostro vissuto politico.

Con Pietro ne ricordammo, varie volte, quella notte senza pullman, ma col vecchio maggiolone in compagnia di Diego Novelli, l’ex mitico sindaco di Torino.

Fu – caro Pietro – una bellissima esperienza. Come assai bella è stata l’esperienza di averti conosciuto.