Lavori in paese: agire con cautela

I due principali crepacci (gafari), incastonati nella roccia, su cui sorge Malvito, sono oggetto di un assai rischioso intervento che potrebbe provocare una forse irrimediabile turbativa dell’aspetto paesistico e ambientale della collina della Nostra nobile e antica città dell’ Esaro.

Il “rendering” del progetto, cioè l’illustrazione grafica dello stato futuro, che campeggia sulle due principali piazze del paese, è ingannevole. I pannelli, che sono stati presentati in campagna elettorale, mettono in luce una ripavimentazione delle due piazze che inganna il cittadino, portato a credere che si tratti di un’opera di decoro urbano, mentre in realtà l’intervento che si vuole realizzare riguarda il risanamento idrogeologico (non bene evidenziato) delle pendici sotto le due piazze.

Non è corretto; ma ci sta, purtroppo, che ciò avvenga in campagna elettorale.

Ora, però, non siamo più in campagna elettorale e abbiamo il dovere di ragionare con serietà: non c’è alcun bisogno di questo pesante intervento! Lo sanno e lo dicono tutti. Ma, purtroppo, i fondi della grande abbuffata del Pnrr hanno corrotto le menti anche più illuminate. E (figuratevi!) quelle meno dotate di sensibilità paesistica e paesaggistica, salvo poi tutti dichiararsi ambientalisti.

Così ci si dimentica che la particolare conformazione geologica della collina, coi suoi crepacci naturali, ha perfettamente garantito per oltre 1500 anni (dalla fase di insediamento e trasformazione territoriale, prima ancora di quella d’incastellamento, successiva alla rottura dell’impero romano, e fino ad oggi) il regolare deflusso delle acque piovane rispettando le particolari difese e i naturali declivi e costoni.

I toponimi ne conservano la memoria geologica e culturale: non è un caso che il costone sotto il Castello medievale si chiami Difesa e tutti gli altri si chiamino Coste. Mentre il nostro grande patrimonio storico-etno-antropologico e folclorico-demonologico ci sovviene ricordandoci anche il loro valore culturale: Malvito respira sulle sue Coste dove ogni sperone di roccia, o “spuntunu ‘i petra”, racconta le sue storie e leggende, che a torto o a ragione sono divenute alito delle nostre tradizioni e passioni.

Sono spesso le Coste il teatro del nostro immaginario collettivo come per la narrazione della presa leggendaria di Malvito da parte del Guiscardo; o per i racconti tra storia e leggenda che hanno come scenario ‘a Timpa Palazzola; mentre, ai piedi della collina in località Acquagiudei non lontano dal gafaro che scende da piazza Gramsci, la fontana (non a caso detta Acquagiudei) ci narra della significativa presenza ebraica che c’era un tempo a Malvito; in campo folclorico, poi, la “passione” di Carnevale e l’elaborazione del lutto da parte di Coraisìma (Quaresima) si consumano in larga parte sui sentieri “a ri Costi” dove

“Carnevali, scenchi storti

Sinni vadi ‘i Costi Costi.

Coraisìma, gammi longhi

Và jucannu ‘nti majisi”

Sul piano dell’importanza dell’insediamento storico è utile ricordare il corposo saggio di Emilia Zinzi, dal titolo “Calabria. Insediamento e trasformazioni territoriali dal V al XV secolo”, contentuto nella monumentale Storia della Calabria (edita da Gangemi e distribuita da Mondadori), e diretta dal chiarissimo professore Gaetano Cingari fino alla sua morte e poi da Augusto Placanica e ancora da Salvatore Settis della Scuola Normale Superiore di Pisa. Il saggio per meglio illustrare (e pensiamo a giusto titolo di esempio) il fenomeno di diffusione dell’habitat sulle alture interne, già difese dalla loro posizione, contiene una bella, e assai evidente, immagine fotografica di Malvito con la sua collina di querce, olivi, lentischi e pioppi lungo i gafari. E, sottolineo, pioppi lungo i gafari.

Non è un caso!

Allo stesso modo giova ricordare che il centro storico di Malvito, attestato sopra la sua verdeggiante collina, ha la caratteristica di essere uno dei pochi in Calabria, tanto da costituirne una peculiarità, di ottima lettura del tessuto antico per aver conservato l’impianto urbanistico medievale coi tratti evidenti delle sue vecchie mura e dei caseggiati. E, per fortuna, senza quelle palazzine a più piani che hanno deturpato un po’ ovunque in Calabria il tratto di sapore antico e pittoresco di tanti centri storici.

E tuttavia questo patrimonio, di cui ho cercato di illustrarne i valori paesistici, paesaggistici e culturali, rischia ora di essere deturpato anche a Malvito dall’intervento edilizio che, se portato a termine, aggredirebbe irreparabilmente la collina con l’intento o il pretesto di voler sistemare e meglio decorare le piazze. È prevista infatti la regimentazione delle acque, sino al torrente Ritorto, sia del gafaro che scende da piazza Monumento sia di quello che proviene da piazza Gramsci, con sbancamenti, abbattimenti di alberi e manufatti invasivi per “mettere in sicurezza” i due canaloni incastonati nella roccia, che da millenni svolgono, e perfettamente, la loro funzione.

Sì, forse, presentano qualche normale e lieve smottamento, ma nessun rilevante processo di erosione. I gafari non sono, cioè, tali da meritare pesanti interventi di consolidamento o risanamento; sono tali però da sollecitare inaccettabili appetiti in questa orgia di finanziamenti del Pnrr.

Ben vengano (sia chiaro!) sempre più finanziamenti e risorse che portino crescita e sviluppo. Ma che non devastino né turbino il quadro paesistico e paesaggistico.

Purtroppo, però, lo stesso finanziamento accordato (e la sua notevole mole finanziaria di circa un milione di euro ce lo dice) non è diretto, com’è stato presentato, solo ad una rigenerazione urbana delle due piazze.

In verità, il restyling delle due piazze, con la ripavimentazione e con l’abbattimento non giustificato di tutte le conifere, non c’entra nulla col tipo di intervento finanziato. Ci sono soldi da spendere e ora in Italia con la “complicità ” del Pnrr si spende anche vandalizzando.

Il restyling delle piazze è solo uno specchietto per le allodole offerto agli ignari cittadini per coprire, giustificare e difendere un intervento fuori luogo e fuori scala finanziaria. Non ci vogliono 980 mila euro per realizzare pochissime centinaia di metri quadri di nuova pavimentazione (non parliamo di pavimentare piazza San Pietro a Roma o piazza del Plebiscito a Napoli). Così si pensa di abbellire le piazze utilizzando un finanziamento, in verità, destinato al consolidamento idrogeologico dei crepacci, peraltro non pienamente giustificato, grazie anche alla complicità di controlli regionali inadeguati.

Ora, potrebbe persino accettarsi la logica della “distrazione”, sia pure parziale, di questi fondi dalle opere cui erano originariamente destinati dal bando pubblico per accomodare altre esigenze e bisogni. Cioè, il finanziamento, al di là della sua legittima e naturale destinazione, diviene una “buona occasione” per sistemare anche le piazze, e saremmo persino pronti ad applaudirne l’audacia dell’azione politica, ma non al costo altissimo per la nostra Comunità di dover subire irrimediabili lavori di turbativa dell’assetto paesistico e ambientale del panorama cittadino con la collina ferita e le alberature abbattute in entrambe le piazze.

No, così non va bene.

Beninteso, non è un attacco ai progettisti o alla ditta che dovrà eseguirne i lavori. Ma ad una mentalità di governo locale, che non ci fa crescere, insieme ad un inaccettabile modus operandi per cui va tutto bene purché arrivino soldi soldi soldi.

È un’inaccettabile mentalità: a che serve, per esempio, l’asilo nido che si vuole costruire in località Piana? Non servirà al fine cui è preposto perché bimbi non ve ne sono. Ma a distruggere una bella piazza che avevamo costruito agli inizi del Duemila.

Nel lontano 2003, quand’ero sindaco di Malvito, non abbiamo permesso di celebrare i funerali di Pauciuri, che avrebbero peraltro soltanto di poco preceduto quelli di Malvito e di tutto il suo territorio, quando poteri fortissimi volevano realizzare sulle sponde dell’Esaro, su di una superficie di circa 100 ettari, l’intera filiera di smaltimento dei rifiuti della Calabria settentrionale realizzando vasche e discariche di raccolta dei fanghi e delle ceneri, impianti di selezione dei rifiuti riciclabili, e gli inceneritori per i rifiuti indifferenziati. Restammo fermi nel nostro NO! E non arretrammo, anche quando giungevano belle e accattivanti promesse di palazzetti dello sport, teatri e piscine come compensazioni o possibili contropartite.

E, con più fermezza, ci opponemmo contro un piano di rapina del territorio e di subdola strategia della tensione, su cui trovarono saldatura e terreno fertile, per gli intrecci con altri appetiti di opere pubbliche in quel tempo, forze criminali che nello stesso momento scatenarono l’inferno fino a compiere un attentato, mai osato prima nella storia delle nostre contrade: scoppiò una bomba di alto potenziale i cui effetti portarono i Carabinieri del RIS di Messina e la Procura di Cosenza a ipotizzare il tentato reato di strage, per fortuna, mancata.

Sono vicende lontane. E oggi non ci sono, per fortuna, pressioni criminali. Ma i soldi a certe condizioni non fanno la felicità degli uomini! E neppure rendono sempre il territorio più bello!

“PNRR la grande abbuffata” è il titolo del libro, edito nelle settimane scorse da Feltrinelli, e scritto da due autorevoli studiosi, Tito Boeri e Roberto Perotti, che fanno luce su tanti aspetti oscuri della gestione di questa grande opportunità per l’Italia. Ma “la grande abbuffata”, che si presenta a Malvito con minacciosi caratteri di beffa, rischia di trasformarsi in un gravissimo e irreparabile danno paesistico. Ne abbiamo avuto già il primo, gravissimo, nell’anno 1950, quando venne distrutta l’antica chiesa romanica. E quel danno architettonico e paesistico non è stato certamente sanato con la ricostruzione di gusto assai discutibile della nuova chiesa: due brutti scatoloni di cemento col più piccolo in funzione di cupola.

Oggi, la storia ci pone di fronte ad un’altra sfida: accettare o meno quest’intervento che deturpa il paesaggio. Non sarà un bel vedere il panorama di Malvito con due lacrimoni di manufatti in pietra o in cemento o in lastre di acciaio che scendono sino al torrente Ritorto. E senza alberi lungo i gafari e sulle piazze. E non sarà bello vedere le due piazze senza le grandi conifere. È una assurdità!

E, ancor di più, è una stupidità della quale col tempo ci vergogneremo tutti.

Malvitani, è tempo di dire no, grazie!

Nel corso dell’ultimo Consiglio comunale ho rivolto, dopo averne peraltro ricevuto la sensibile condivisione dei consiglieri di Opposizione, Annarita Guaraglia e Amedeo Turano, un’accorata Raccomandazione all’Amministrazione comunale al fine di procedere con cautela, prudenza e moderazione nei lavori: non fare dannosi sbancamenti; non tagliare alberi; e limitarsi alla posa in opera di poche e mirate gabbionature di pietrame per sistemare qualche smottamento presente qua e là lungo il corso dei due gafari. E non abbattere gli alberi di piazza Monumento né quelli di piazza Gramsci. Qualche albero è di troppo? È concesso. Ma vale solo per un albero in piazza Gramsci e forse due in piazza Monumento.

La Raccomandazione sarà presa in considerazione? Speriamo! Ma a dirlo sarà il futuro.